L’intervento del dott. Nino Romano sul federalismo nel mezzogiorno
Scritto da Polizzotti    Giovedì 15 Luglio 2010 08:46    PDF Stampa E-mail

Il dott. Nino Romano responsabile dell’Ufficio Formazione del Movimento Cristiano Lavoratori, dall’alto della sua grande esperienza, ha dato vita ad un libretto dedicato a “La Sicilia nel Mediterraneo: dall’Unità d’Italia alla riforma federale”, dove riassume le conseguenze che il federalismo fiscale avrà sul Mezzogiorno d’Italia e in particolare in Sicilia.

 

Ecco cosa ha detto durante la sua lunga e appassionata relazione in occasione del convegno che proprio su questo tema l’M.C.L. ha tenuto lo scorso 5 Luglio all’Ignatianum:

“Nel libro che il Prof. Russo ha scritto assieme al Prof. Centorrino (“Mezzogiorno fai da te: il Partito del Sud e le politiche per lo sviluppo”), indicano come soluzione al problema politico esistente in Sicilia. Questa è la soluzione politica, ma ci sono altre posizioni. Io presenterò una posizione sociale rispetto al problema generale del federalismo. Ho il dovere di partire dal principio, per capire perché si è arrivati a questo punto. In tema di lavoro e sviluppo in un quadro di riferimento geopolitico, rispetto ad un anno fa, ad esempio, è tutto cambiato. Ce ne siamo accorti ad iniziare dai mesi di Febbraio-Marzo 2010. Lavoro e sviluppo per una Sicilia proiettata nel Mediterraneo come centro di scambio, come incontro di tre continenti: Europa, Asia e Africa, è saltato agli inizi di quest’anno, nel momento in cui si è accentuata nel quadro politico del governo regionale e nazionale, la crisi economica e finanziaria.

Nel momento in cui si è iniziato a parlare di manovra, di risorse da dare, si è iniziato a parlare di federalismo fiscale. Federalismo fiscale da cui un giorno si e l’altro pure, al contrario di quanto leggiamo sugli organi di stampa, deve essere un discorso di responsabilità. Responsabilità per tutti, soprattutto per chi ha sperperato in danno di chi è stato virtuoso. Il Sud sprecone a fronte di un Nord virtuoso, comporta una distribuzione differenziata delle risorse. Si spende tutta la spesa pubblica in quel territorio dove c’è prelievo fiscale, nella misura in cui c’è prelievo fiscale. Vogliamo il federalismo fiscale? E’ questa la solidarietà scritta nella Costituzione? Cui ci obbliga il signor Berlusconi, ci obbliga il signor Lombardo. Questo federalismo imposto dalla Lega Nord ed amplificato sulla stampa, vuole farci credere a noi del meridione che è una cosa giusta. Nessuno ha mai detto finora che questo discorso è sbagliato fin dal principio. E’ sbagliato che noi lo accettiamo senza reagire. Perché?

Perché la questione settentrionale ha soppiantato la questione meridionale. Manca la cultura che c’era alla base di tanti uomini politici e di cultura di un tempo, che non potevano fare a meno di portare avanti, meridionalisti illustri, la questione meridionale. Ai tempi della Cassa del Mezzogiorno, pur essendo uno strumento inadeguato ai bisogni, rispondeva tuttavia molto meglio con dati alla mano, rispetto all’oggi. La questione meridionale è stata accantonata. Senza volgere lo sguardo a questo passato, non possiamo crearci un futuro. Quegli illustri meridionalisti hanno portato avanti un discorso serio, pur nelle difficoltà. Giornali come “Il Sole 24 ore” titolava lo scorso 3 Luglio: “Sud cialtrone sui fondi europei”, come altri giornali, come Libero e Avvenire, che riportavano gli attacchi di Tremonti sui fondi non spesi, europei, da parte delle regioni meridionali. Discorso fasullo questo di Tremonti, perché i fondi europei 2007-2013, vanno a regime dal 2014. Se si fanno i conti il signor Tremonti ha speso il 6, 7% rispetto alla Sicilia che ha già speso il 10%. Cialtrone è il signor Tremonti.

Perché ha detto questo? Tremonti non è uno stupido, può essere un provocatore, ma persegue determinati obiettivi. Tenta di coprire le azioni antimeridionali del governo, cerca di stornare future assegnazioni della spesa, tenta di giustificare, forse,  il “federalismo dell’abbandono”.

Quest’ultima ipotesi, penso, si trova anche sul tavolo del governo. Il passaggio è un abbandono del Mezzogiorno non più palla al piede. Ma il paese è uno, o si cresce assieme o non cresce. Noi siamo contro questo tipo di federalismo, ma il federalismo in generale lo accettiamo senza se e senza ma. Ma il federalismo fiscale deve rispettare le norme dell’Unione Europea che ci dà i soldi. Soldi che il governo dice che l’85% vanno al Sud, solo il 15% va al Nord. Questo viene fatto perché ci hanno detto per tanti anni che l’Unità d’Italia è stata fatta in una certa maniera, che il Sud era arretratissimo e nonostante l’aiuto del Nord, ancora c’è arretratezza.

Il processo unitario ha avuto luci ed ombre. Le ombre sono state portate avanti. Chi si ricorda più di Gaetano Salvemini, di Manlio Rossi Doria, Francesco Compagna, Vito Calasso, Pasquale Saraceno, Colajanni, Dorso, Sturzo. Questi hanno speso una vita per affrontare la questione meridionale, per arrivare a costituire la Cassa del Mezzogiorno.  Il divario oggi è aumentato. Oggi ci fanno vergognare di tutto, compreso il fatto che ci lamentiamo. La domanda è: c’e tuttora la questione meridionale? Tutti dicono si. Sempre tenendo conto che noi non siamo contro l’unità d’Italia. Precisando che il processo unitario è stato lentissimo, che ha portato tanti benefici a sud. Ma in questo momento non ci interessa questo. Oggi  a noi interessa evidenziare l’ombra che c’è sull’annessione fatta al Sud contro il Sud, quando è stato spogliato della tassa del Regno che aveva qualcosa come 1500 miliardi diviso 100 anni equivalenti a 15.000 euro all’anno.   Altro che autostrade, ferrovie, porti, strade, si potevano costruire se lo Stato avesse effettivamente dato questa cifra in 100 anni.

E ci vengono a parlare del ponte che costerà attorno ai 5, 6 miliardi di euro, se si farà. Cifre attendibili perché portate avanti da studiosi, da fondazioni, università. Dati che chi non vuole leggere non legge. Ma la colpa è nostra, siamo noi che vogliamo accantonare la questione meridionale, perché ormai siamo abituati a stare peggio. Sintomo della “sindrome di Stoccolma” dei nostri meridionali che vanno al nord ed immediatamente cercano di copiare l’accento, per sentirsi pure loro settentrionali evoluti.

Dal 1860 al 1990, in 140 anni, lo Stato ha speso in Campania 200 volte meno rispetto alla Lombardia, 300 volte in meno rispetto all’Emilia. Se parliamo di rete stradale il divario rispetto al Nord  del 28,6%, la rete ferroviaria arriva al 29,7%. Come è successo questo in 140 anni?

La Sicilia può diventare punto di scambio, così come può diventare, vista la cultura che possiede, visto il fatto che è stata sempre occupata da tanti popoli, un centro interculturale di dialogo interreligioso. Non sono obiettivi di là da venire”.

Il dott. Romano termina la sua lunga e interessante relazione rivolgendo un appello che facciamo nostro, rivolto ai parlamentari siciliani a Roma, affinché consentano il federalismo della solidarietà e non dell’abbandono, e scrive:

“ai signori parlamentari siciliani, il Movimento Cristiano Lavoratori Messina, riunito in convegno, manifesta vivissime preoccupazioni per federalismo fiscale punitivo del sud. Nutre timore che orientamento governo e forze di maggioranza sia rivolto ad annullare specialità dell’autonomia siciliana e rassegnare definitivo abbandono del sud. Pertanto chiede impegno corale alla deputazione siciliana per federalismo equo e solidale che assicuri una nuova ripartenza dello Stato italiano, che assicuri pari opportunità a tutti i cittadini, valorizzi la Sicilia come centro naturale di scambio commerciale intercontinentale Europa-Africa-Asia e come tenda di dialogo interculturale e interreligioso”.

 

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